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venerdì 7 giugno 2013

8 giugno 2013: manifestazione antifascista

SABATO 8 GIUGNO
MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA
ALLE ORE 15.30
DAVANTI ALL’ESSELUNGA
DI VIA DI NOVOLI

https://www.facebook.com/events/575404699148842/

Sabato 8 giugno Forza Nuova ha lanciato un presidio a Novoli. La Firenze Antifascista sarà in piazza perché crediamo sia indispensabile negare ai fascisti ogni spazio di agibilità politica.
Riteniamo che gli abusi commessi sui minori a “Il Forteto” rappresentino qualcosa di vergognoso e infame, ma altrettanto lo è l'utilizzo propagandistico che i fascisti ne stanno facendo in termini di visibilità proprio come in questo caso.

Sarà anche l’occasione per manifestare solidarietà nei confronti degli 8 antifascisti condannati venerdì scorso dal tribunale di Pontassieve a 3 mesi e al risarcimento di 2500 euro proprio a Forza Nuova per aver impedito ai fascisti di diffondere materiale xenofobo a Rignano sull’Arno nel 2009.
Sarà poi sicuramente un momento per ricordare Clément Méric, dell'età di 19 anni, ucciso mercoledì scorso a Parigi da un gruppo di fascisti, ed esprimere solidarietà e vicinanza ai suoi familiari, ai suoi amici e compagni di lotta.

FUORI I FASCISTI DA FIRENZE!
SOLIDARIETÀ ANTIFASCISTA INTERNAZIONALE!

Firenze Antifascista

sabato 27 aprile 2013

Firenze Antifascista sulla piazza del 25 aprile



Firenze Antifascista ha organizzato in Santo Spirito la tradizionale piazza in occasione del 25 aprile.
Dalle ore 15.30 un continuo passaggio di persone che si sono fermate al bar, ai banchini informativi e hanno atteso i primi interventi e l'inizio del corteo. Gli interventi sono stati aperti del Partigiano "Sugo" che ha poi ceduto la parola agli studenti dei collettivi medi e universitari.

 
Alle 17.00 il saluto a Potente, la deposizione della corona e la partenza del corteo. Centinaia e centinaia di persone - poco ci interessa entrare nella guerra dei numeri con giornalisti e Questura, il video e le foto che seguono parlano da sole - che hanno invaso le strade di S.Frediano fino a piazza Tasso e poi per via del Leone dove il corteo ha sostato sotto la nuova occupazione e ha applaudito all'intervento dal megafono di uno degli occupanti. Infine il corteo ha fatto ritorno in S.Spirito.
A quel punto, davanti ad una piazza stracolma a prendere la parola sono stati, prima Spazi Liberati (a questo link il loro intervento http://www.youtube.com/watch?v=7etVGRFshs4) e subito dopo i lavoratori.
Uno dopo l'altro si sono alternati al microfono un operaio della Pirelli, poi un'operaia della Renault, un delegato COBAS della Ginori, un lavoratore ATAF che ha parlato a nome della confederazione COBAS, un operaio della Ex-Electrolux, una lavoratrice CUB della Sanità ed infine Riccardo Antonini, lavoratore delle Ferrovie, licenziato dall'azienda per il suo impegno per la sicurezza sul lavoro e il suo protagonismo al fianco dei familiari delle vittime della strage di Viareggio.
Chiusi gli interventi è salito sul palco il Menestrello che accompagnato da altri tre ottimi musicisti ha presentato il disco inciso in collaborazione con Firenze Antifascista con alcune delle canzoni che la Brigata Sinigaglia cantò entrando a Firenze per liberarla.
Durante l'inizio del concerto un altro intervento ha rilanciato la manifestazione organizzata per il 4 maggio da diverse realtà del territorio: una piazza contro la repressione, in solidarietà con tutti i compagni e le compagne colpiti da denunce, processi e arresti per il loro impegno politico. L'accento è stato messo in particolare sul processo contro il Movimento Fiorentino, un'inchiesta costruita sull'applicazione del reato di associazione a delinquere alle lotte politiche e sociali e che prenderà il via proprio in quei giorni.
Durante la sua esibizione il Menestrello ha lasciato spazio ancora una volta a Sugo e alla lettura del saluto che Teresa Mattei, partigiana "Chicchi", inviò alla piazza di Firenze Antifascista di qualche anno fa.

 
Mentre si allestiva il palco in attesa dell'inizio del concerto dei Dirty Old Band, gli ultimi due interventi della giornata: il saluto di un compagno greco che ha rilanciato alla Solidarietà Internazionale Antifascista e l'intervento di compagno che ha fatto il quadro sull'attuale situazione in Venezuela e i tentativi di destabilizzazione da parte della destra, appoggiati dagli USA e dai paramilitari, dopo la vittoria di Maduro all'ultima tornata elettorale.

A chiudere la serata la Malasuerte fi-sud: il solito bagno di folla e l'ottimo epilogo di una giornata fantastica, in cui tutti coloro che hanno collaborato hanno dato l'esempio pratico di cosa voglia dire festeggiare una giornata come quella del 25 aprile fuori da una logica esclusivamente commemorativa, ma coscienti di essere i protagonisti delle lotte di oggi portatrici degli stessi valori che animarono la spinta di chi 70 anni fa scelse di non piegarsi al fascismo e scelse la clandestinità, a rischio della propria vita, per la libertà e la costruzione di una società di eguali.

ORA E SEMPRE RESISTENZA! 

Il video del corteo...200 secondo i giornali...
http://www.youtube.com/watch?v=JcRGDGUQKkI&feature=youtu.be
  Alcune foto della giornata…
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.579755402048695.1073741826.486260468064856&type=3

Firenze Antifascista

Alessandro Giobbi (Il Menestrello), Fischia il vento
http://www.youtube.com/watch?v=iiKsK-W0OXU

Alessandro Giobbi (Il Menestrello), Bersagliere ha cento penne
http://www.youtube.com/watch?v=A9BCr3QmQ_o

Malasuerte Fi Sud, IRA, chiusura concerto
http://www.youtube.com/watch?v=OBi2ipjx7r8&feature=youtu.be

sabato 23 febbraio 2013

9 marzo 2013 - Corteo antifascista


OGGI COME IERI, CONTRO IL FASCISMO
CON OGNI MEZZO NECESSARIO


Anche quest’anno i neofascisti hanno convocato la loro marcetta nostalgica per ricordare i cosiddetti “martiri delle foibe”. Il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 dal Governo Berlusconi, è indubbiamente diventato un appuntamento di propaganda per tutti i gruppi dell’estrema destra: l’utilizzo di avvenimenti circoscritti nello spazio e nel tempo ed estrapolati dal loro contesto, è chiaramente funzionale al tentativo di riscrivere la storia, equiparando Partigiani e repubblichini e spostando l’attenzione su un falso storico (le foibe) per cercare di coprire i crimini commessi dai fascisti sia durante il ventennio che nel dopoguerra.
Abbiamo sempre parlato dell’attualità dell’antifascismo e dei suoi valori, di quanto fosse importante la battaglia contro quel revisionismo che oggi sta diventando programma politico: non ci stupiscono quindi quelle dichiarazioni che, soprattutto in campagna elettorale, vorrebbero dipingere il fascismo come una rivoluzione che migliorò le condizioni delle classi popolari.
Niente di più falso. La presa del potere da parte del fascismo fu la sintesi dell’accordo tra liberali, padroni e banchieri, appoggiati dalla monarchia e dall’esercito, spaventati dall’avanzata delle forze socialiste. L’enfasi data oggi alle politiche sociali del fascismo non è altro che una stortura populista: l’Italia fascista si mosse come fecero altri paesi capitalisti, preparandosi dal punto di vista economico e sociale al colonialismo e la realtà fu quella di un popolo ridotto alla fame e al silenzio, costretto alla guerra nella produzione industriale prima e al fronte poi.
Chi decise di non abbassare la testa o più semplicemente non rispondeva ai canoni imposti dal fascismo venne purgato, pestato, torturato o fucilato. Altri vennero mandati al confino o direttamente deportati nei campi di concentramento.
Mussolini gestì da dittatore ogni tipo di opposizione, mettendo al bando qualsiasi libertà associativa, sindacale e politica mentre le organizzazioni dei lavoratori furono messe fuori legge. Secondo il fascismo, padroni e operai, avendo gli stessi interessi (sic!), avrebbero dovuto collaborare per il bene della nazione. E’ impressionante, quanto tutto questo, sebbene in forme, modi e tempi diversi, sia pericolosamente simile al nostro presente: basti pensare al “modello Marchionne” applicato in FIAT e che si sta allargando a tutto il mondo del lavoro e alla società in genere.
A liberarci dal fascismo furono i Partigiani sostenuti anche dal sostanziale appoggio dei contadini nelle campagne e degli operai nelle città. A liberarci furono quei compagni e compagne che non riuscirono a costruire la società che avrebbero voluto, ma che continuando a lottare anche nell’immediato dopoguerra passarono il testimone alle generazioni future.
Sin da subito lo Stato democratico si mostrò non meno incline all’uso della forza e della violenza poliziesca contro quei movimenti che soprattutto negli anni ’60 e ’70 dettero vita alle lotte che condussero alle conquiste di quei diritti che oggi ci stanno togliendo. In quegli anni, ancora una volta, in funzione antioperaia e antipopolare, i neofascisti furono la manovalanza di cui lo Stato si servì per piazzare le bombe sui treni e nelle piazze, per compiere stragi e omicidi, attaccare cortei e picchetti.
Ma i rapporti tra neofascisti e apparati dello Stato non si sono mai interrotti continuando a svilupparsi anche all’interno delle istituzioni democratiche tanto che negli ultimi vent’anni, abbiamo assistito al continuo sdoganamento di forze politiche, simboli e retaggi culturali dichiaratamente fascisti.
Inutile poi stupirsi o indignarsi se i fascisti fanno i fascisti: non c’era bisogno di un’inchiesta dei ROS di Napoli per ricordare quale fosse la loro natura. A ricordarcelo ci sono le aggressioni agli studenti in piazza Navona, l’assassinio del compagno Dax e la strage di piazza Dalmazia a Firenze, ma la lista sarebbe lunghissima.
Adesso però i neofascisti cercano addirittura il salto di qualità: non più manovalanza per il “lavoro sporco”, ma di nuovo, possibile alternativa di governo agli occhi di quel blocco sociale che faceva riferimento a PDL e Lega Nord.
Tutto questo, può apparire ad oggi, in Italia, come lontano e poco plausibile, ma sottovalutare quest’opzione sarebbe un errore. Si tratta di processi che possono subire accelerazioni improvvise e ciò che sta accadendo in Grecia con il partito di Alba Dorata deve suonare come campanello d’allarme. Mai abbassare la guardia.
Invitiamo tutti coloro che si riconoscono nei valori dell’antifascismo a scendere ancora una volta in piazza per ribadire che in questa città per i neofascisti non c’è spazio e per denunciare che l’agibilità politica di cui godono è solo l’effetto della complicità delle istituzioni cittadine e soprattutto dell’impunità e della protezione che ogni volta la Questura riserva loro.

SABATO 9 MARZO CORTEO ANTIFASCISTA
ORE 15.00 IN PIAZZA SAN MARCO

 

Da più parti, soprattutto in questa campagna elettorale, si moltiplicano le dichiarazioni che dipingono il fascismo come un movimento rivoluzionario che durante il ventennio ebbe a cuore la politica sociale e migliorò le condizioni dei lavoratori. Niente di più falso. Questo scritto nasce proprio dall'esigenza di combattere sin da subito questo ennesimo tentativo di riscrivere un pezzo della nostra storia...la storia della classe lavoratrice.

FASCISTI E LAVORO…COME TI SFRUTTO MEGLIO!

Del fascismo conosciamo la natura dittatoriale, prevaricatrice, razzista e colonialista. Sappiamo anche che, dopo la prima guerra mondiale, nelle cicliche crisi del sistema capitalista i fascisti hanno sempre avuto un ruolo di complici nella negazione delle differenze di classe, con continui richiami “all'unità nazionale”, sia nella repressione delle lotte più avanzate dei lavoratori. Ma di contro, troppo spesso, dimentichiamo ciò che abbiamo ereditato dal fascismo in campo economico, lavorativo e sociale. La Carta del lavoro del 1927 è il punto di arrivo del percorso che il fascismo ha iniziato nel '22 mettendosi completamente a servizio del capitale industriale e della borghesia italiana.
Chi si ricorda, per esempio, che i contratti d'area e i salari differenziati tra regione e regione sono state una precisa richiesta degli industriali a Mussolini nel 1928? Non è forse questo uno dei cavalli di battaglia di alcuni sindacati di stato e di "illustri riformatori" come Monti e Ichino?
Diamo un occhio al comma 2 e 3 della Carta del Lavoro del 1927:
II - Il lavoro, sotto tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche, manuali, è un dovere sociale. A questo titolo, e solo a questo titolo, è tutelato dallo Stato. Il complesso della produzione è unitario dal punto di vista nazionale; i suoi obiettivi sono unitari e si riassumono nel benessere dei singoli e nello sviluppo della potenza nazionale.
III - L'organizzazione sindacale o professionale è libera. Ma solo il sindacato legalmente riconosciuto e sottoposto al controllo dello Stato, ha il diritto di rappresentare legalmente tutta la categoria di datori di lavoro o di lavoratori, per cui è costituito: di tutelare di fronte allo Stato e alle altre associazioni professionali gli interessi; di stipulare contratti collettivi di lavoro obbligatori per tutti gli appartenenti alla categoria; di imporre loro contributi e di esercitare, rispetto ad essi, funzioni delegate di interesse pubblico.
Non si nota una certa assonanza tra il corporativismo fascista e la politica concertativa?
Vogliamo poi ribadire, con alcune date, la parabola “rivoluzionaria” del fascismo:
• 26 Ottobre del 1922. Alla vigila della “marcia su Roma” una delegazione della Confindustria guidata da Alberto Pirelli si reca da Benito Mussolini alla redazione del giornale “Popolo d'Italia”. Gli fanno presente che sarebbe gradito un intervento diretto del movimento fascista per risolvere “...i gravissimi danni derivanti dallo stato di confusionismo anarchico in cui versa il Paese.”
• 24 e 25 Maggio 1920. Dopo la bastonata elettorale del 1919 e in pieno Biennio Rosso, Cesare Rossi, vicesegretario del movimento fascista, durante il secondo congresso di Milano nel suo intervento detta la linea del movimento “rivoluzionario”: “...Dal momento che il proletariato sposa la causa del socialismo, non ha diritto alla nostra indulgenza...nell'attuale scontro tra proletariato e borghesia noi dobbiamo stare con la borghesia aiutandola a diventare interprete dei bisogni nazionali...il fascismo deve essere il partito della borghesia produttiva e professionale.”
I “rivoluzionari” fascisti non hanno fatto altro che da collante tra il grande capitale industriale-finanziario e la borghesia nazionale. Prima della presa del potere le sue milizie, con la complicità dello Stato, hanno garantito il graduale smantellamento delle poche conquiste che il proletariato era riuscito ad ottenere durante il biennio rosso. Nel momento in cui i fascisti prendono direttamente il potere, si mette in moto il progetto della formazione di un "nuovo" Stato con a capo il Partito unico della borghesia. In questo contesto si arriva alla stesura della “Carta del Lavoro” nel 1927, quando il Fascismo si fa Stato, che in campo economico e sociale affossa definitivamente qualsiasi tentativo di rivendicazione di un modello collettivista. Proprio a questo serve la “moderna” forma del corporativismo che mette al centro l'interesse dello Stato e quindi l'interesse di chi lo Stato sosteneva: padroni, banchieri e borghesi...i capitalisti!

martedì 5 febbraio 2013

Casa Pound. Non sarà una risata a seppellirli: altrimenti avrebbero già fatto festa...!

Avevamo già scritto di quanto fossero subdoli i neofascisti di Casa Pound, eternamente combattuti tra la voglia di dichiararsi per quello che sono veramente e la paura di farlo. Avevamo già detto di quanto l’iniziativa di Economia Legionaria fosse una vera e propria bufala, ma quanto abbiamo appreso durante il volantinaggio di sabato 19 gennaio in piazza Alberti le supera tutte. L’Agenzia di Viaggi Senza Confini è proprietà di due soci: Saverio di Giulio, responsabile di CPI Firenze è figlio di uno dei due e formalmente è un dipendente dell’azienda. Durante il volantinaggio di fronte all’agenzia di viaggi è uscita dal negozio la madre sbraitando: “È vietato volantinare!”…che di libertà in questo paese ve ne siano poche ci pare evidente ma forse la signora, nei suoi sogni da fascista, come lei stessa si è dichiarata, è andata un po’ oltre…volantinare ancora si può!
Ha poi avuto da ridire sul fatto che i volantini fossero stampati illegalmente e voleva sapere dove li avessimo prodotti: ancora una volta la signora fascista era andata oltre e nella sua testa si era già “fatta Stato” e pure poliziotta. Dulcis in fundo il classico “andate a lavorare anziché stare in giro in sabato mattina!” Si da il caso che di questo periodo imbattersi in qualche disoccupato non sia proprio una rarità, ma tralasciando questo piccolo particolare vorremmo capire: nella società ideale di una fascista quanto dovremmo lavorare oltre le 40 ore settimanali per lo splendore della sua Patria?
A quel punto esce il socio, un sedicente uomo di “sinistra” con la tessera del PD in tasca (sic!). Lui inizia a lamentarsi del fatto che il nome dell’agenzia non poteva esser infangato solo perché vi lavora un fascista (due per la precisione…) e abbiamo dovuto quindi fargli presente che la sua agenzia apriva la lista dell’iniziativa di Casa Pound chiamata Economia Legionaria e…incredibile ma vero…anche lui non ne sapeva niente: “Ragazzi, provvederò immediatamente a farla rimuovere!” Ne deduciamo che anche all’agenzia di viaggi di coupon con la “famosa” tartaruga se ne siano visti davvero pochi… Intanto la signora fascista, che forse già ci immaginava su un treno piombato con in mano un biglietto di sola andata per il confino, è rinsavita dal torpore del suo sogno e si è accorta di non poterci vietare un bel niente e tantomeno identificare ed ha quindi sbottato: “Chiamo la polizia! Vi denuncio tutti!” Per cosa? Per aver detto la verità al quartiere? Per aver informato il suo socio? Sta di fatto che avendo poca voglia di passare un’oretta in compagnia dei questurini ce ne siamo andati poco prima che arrivasse la solita Alfa grigia della digos.

Eccoli qua quelli che si fanno vanto di aver presentato liste di “giovanissimi” alle elezioni! Ma come è avvenuto per tutte le generazioni passate e con molta probabilità anche per le future non possiamo sottovalutare la possibilità che esistano giovani un po’ meno vispi degli altri, poco arguti, alle volte incapaci: ciò che però ci stupisce davvero è che siano finiti tutti in Casa Pound! Ma fanno la selezione alla porta? A giudicare da come si sono giocati l’Economia Legionaria si direbbe proprio di si.

Firenze Antifascista

lunedì 3 dicembre 2012

Non è la trama di un film. Qualche domanda sulla strage fascista del 13 dicembre

Firenze, un anno fa, 13 dicembre del 2011. Un fascista pistoiese di nome Casseri, ben conosciuto negli ambienti dell’estrema destra e militante di Casapound, spara contro alcuni lavoratori senegalesi in Piazza Dalmazia ed in San Lorenzo: due di loro muoiono, altri tre, di cui uno ancora in ospedale quasi immobilizzato, rimangono feriti. Il neofascista viene raggiunto in un parcheggio sotterraneo dalla polizia e lì muore (Si spara? Gli sparano?).
La prima preoccupazione di polizia, stampa e fascisti è di descrivere Casseri come un folle isolato; quella del triste prefetto Padoin è di prevenire “le possibili violenze degli antagonisti” e di proteggere le sedi fasciste!!
L’abitazione fiorentina dove era ospitato Casseri viene perquisita ma è trovata completamente vuota e ripulita da tutto! Basta un mese per chiudere le indagini: Casseri ha agito da solo, è un folle razzista, e non parliamone più!
No, noi vogliamo parlarne ancora, non bastano le conclusioni di Questura e Procura, non basta la targa del Comune che parla di gesto di un folle razzista, che scagiona tutti dalle proprie responsabilità; secondo noi è stato il gesto organizzato di un neofascista ben introdotto; e ci poniamo alcune domande: chi ha completamente ripulito la casa dove abitava Casseri? Che fine ha fatto il suo PC? Quali sono stati gli ultimi contatti del fascista? Che porte aprono le numerose chiavi ritrovate a Casseri? Perché un “folle razzista” era dotato di porto d’armi? Chi è lo psicoterapeuta dove era stato mandato Casseri? Quali sono i veri e forti legami tra la Questura di Pistoia ed i neofascisti di Casapound e Forza Nuova?
A queste domande non sono mai state date risposte dai sempre solerti investigatori, pronti a perseguire decine di antifascisti ma sempre proni nel coprire e proteggere le organizzazioni fasciste.
Non facciamo dietrologia, ma la storia d’Italia è segnata dal legame tra neofascisti, stato e servizi vari, tanto bene evidenziato dalla strage fascista del dopoguerra che ha inaugurato la strategia della tensione: la strage del 12 dicembre del ’69 a Milano; non ci si può, quindi, non porre queste domande.
D’altra parte va sottolineato il clima di odio ed intolleranza che le istituzioni hanno fomentato, e continuano a fomentare, nelle nostre città: l’immigrato è il diverso da colpire, responsabile del “degrado”, dell’illegalità e dell’insicurezza, capro espiatorio per una società in cui le vere sicurezze, casa, lavoro, sanità, istruzione, sono sempre più in discussione per le politiche dei vari governi degli ultimi 20 anni. Bastano poi pochi mesi al Comune di Firenze per riposizionare i cartelloni che evidenziano in un cerchio rosso un gruppo di senegalesi titolandolo ABUSIVI: gli stessi cartelli che erano stati tolti in fretta e furia all’indomani della strage per mascherare le proprie responsabilità. Del resto nemmeno viene concesso il permesso ai familiari del ragazzo ferito gravemente di poter venire in Italia, negando il ricongiungimento, lasciandolo abbandonato in un letto d’ospedale.
E che fine hanno fatto le roboanti dichiarazioni del Governatore Rossi sulle sedi fasciste? Niente, i fascisti continuano ad avere agibilità politica nelle nostre città, a Firenze hanno aperto una sede guarda caso proprio accanto alla Questura; il sindaco Renzi sostiene il “diritto” di Casapound ad avere sedi e di manifestare, i fascisti vengono lasciati sfilare tranquillamente a Roma come in altre città. Questo mentre in Europa, dalla Grecia all’Ungheria, il fascismo si ripropone, finanziato e coperto da Stati e classi dominanti, come possibile risposta alla crisi economica, politica, sociale e culturale, che stiamo vivendo, facendo proprio della caccia all’immigrato il cavallo di battaglia.
E così, mentre gli antifascisti finiscono in carcere e processati a decine, mentre gli immigrati continuano ad essere repressi, ad un anno di distanza dalla strage, possiamo dire che niente è cambiato; che, oggi come ieri, il fascismo va combattuto perché rappresenta una possibile opzione reazionaria per lo Stato, non certo un residuo del passato.
Ad un anno di distanza da quel tragico 13 dicembre, saremo ancora nelle piazze, nel nostro territorio, per dire che giustizia non è fatta, che queste istituzioni non ci rappresentano, che noi l’antifascismo non lo deleghiamo, noi lo pratichiamo, per dire ancora MAI PIU’ stragi fasciste, MAI PIU’ fascisti e razzisti.

CHIUDIAMO I COVI FASCISTI SUBITO!

GIOVEDÌ 13 DICEMBRE ALLE ORE 17.00 PRESIDIO IN PIAZZA DALMAZIA
ORE 18.00 PARTENZA DEL CORTEO ANTIFASCISTA PER LE VIE DEL QUARTIERE

Firenze Antifascista

lunedì 30 aprile 2012

Il 25 aprile 2012 in Piazza Santo Spirito

Anche nel 2012 la Firenze che non conta ha trascorso un Venticinque Aprile non ispirato alla riconciliazione in Piazza Santo Spirito.
Resistenza è sempre: nel corso di una manciata di anni l'iniziativa voluta da Enio "Foco" Sardelli, Luigi "Gigiarma" Casini ed Enrico Signori, che non solo idearono ma anche e soprattutto contribuirono alla realizzazione delle prime edizioni di un 25 aprile organizzato e partecipato dal basso, è diventata un appuntamento fisso.
Un appuntamento fisso che gode di un consenso crescente, con una Santo Spirito gremita quest'anno come mai prima, ed un corteo fino a piazza Tasso cui ha preso parte un migliaio di persone.
La logistica del CPAFiSud ha smaltito velocissimo il notevole da fare richiesto dalla partecipazione ad un'inziativa svoltasi il giorno precedente ed ha prestato le attrezzature, il lavoro ed un know how che viene da oltre venti anni di esperienza alla riuscita della giornata. Una giornata che si è svolta seguendo una prassi consolidata, con i vivi anche da morti che la trascorrono nelle piazze che sono state e sono loro, e qualche morto già da vivo che la trascorre nei cimiteri.


mercoledì 25 aprile 2012

Insorgiam! Inno della brigata partigiana Vittorio Sinigaglia


Insorgiam,
ci chiamano gli schiavi,
sbirri della Libertà,
i bastardi non figli degli avi
che fecero la nostra Unità.
Il fascismo ci rese ribaldi
vili servi del gran capital
freme a noi tra di noi Garibaldi,
muoia dunque chi vili ci fa.

Vanno sul mondo mosse
dal vento di vittoria,
van le Bandiere Rosse
a rinnovar la storia.
Dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani.
Dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani.

Insorgiam,
il mondo si solleva
contro i nostri sfruttator;
passa l'orda gigante e si leva
l'era nuova di pace e d'amor.
Ogni popolo è il solo padrone
della patria e del proprio avvenir;
non più guerre, non più distruzione,
solo forza che sa costruir.

Vanno sul mondo mosse
dal vento di vittoria,
van le Bandiere Rosse
a rinnovar la storia.
Dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani.
Dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani.

Il fiorentino Cesare Massai si trovava nel 1942 prigioniero politico a Castelfranco Emilia: La canzone sarebbe nata in carcere nell'autunno dello stesso anno, come componimento poetico, in occasione di un concorso indetto tra detenuti della sezione politica per celebrare l'anniversario della rivoluzione d'ottobre. Autore del testo Bruno Falaschi di Ponte a Elsa, autore della musica Alfredo Puccioni.
Massai venne liberato il 21 luglio 1943 ed è verosimile che Insorgiam, pubblicata poi dall'ARCI torinese su disco ed attribuita ad autori ignoti, sia tornata a Firenze con lui diventando di lì a pochi mesi l'inno della brigata Sinigaglia. Altre fonti la attribuiscono direttamente ad Igor Markevitch e ad Alessandro "Vittorio" Sinigaglia.
Il testo qui trascritto è quello ricordato dai partigiani della brigata. Nel corso degli anni alla sua riscoperta è seguita una popolarità rinnovata, ed Insorgiam è entrata a far parte del repertorio di diverse formazioni toscane e non solo.

venerdì 10 febbraio 2012

Comunicato di Firenze Antifascista sul presidio del 9 febbraio 2012


Oggi un centinaio di compagni hanno risposto all'appello lanciato da Firenze Antifascista in occasione dell'apertura del processo contro gli antifascisti per i fatti di via della Scala del 2009: visto il giorno feriale e l'ora cui era fissata l'udienza e quindi anche il presidio, un risultato sicuramente positivo.
"Antifascismo militante", "Studenti e operai uniti nella lotta, fasciti e padroni uniti nella repressione", "L'Antifascismo non si processa, ora e sempre resistenza!". Questi gli striscioni appesi sulle cancellate del nuovo tribunale fiorentino e ben visibili da Viale Guidoni dove sono stati distribuiti centinaia di volantini. Un momento di solidarietà significativo, che sicuramente segna solo il primo passaggio nella solidarietà nei confronti di chi è sotto processo e che accompagnerà gli imputati anche in occasione delle prossime udienze fissate per il 4 aprile, il 7 giugno fino al giorno della sentenza fissata per il 28 dello stesso mese.
La mobilitazione antifascista continua...
ORA e SEMPRE Resistenza!

Firenze Antifascista
9 febbraio 2012

mercoledì 8 febbraio 2012

9 febbraio 2012: presidio di solidarietà ai processati


23 maggio 2009, 9 febbraio 2012.
Al via il processo per i fatti di via della scala del 2009, fatti che portarono a 11 perquisizioni in casa di altrettanti compagni e all'arresto di uno di essi.
I fatti: dopo un'iniziativa elettorale organizzata da FN, dalla Destra, e Fiamma tricolore un gruppo di fascisti gira indisturbato per il centro di Firenze, compiendo aggressioni e intimidazioni ai danni di immigrati e di un gruppo di ragazzi che si recavano al concerto della Banda Bassotti alla Fortezza; seguono e aspettano fuori da un pub una compagna che telefona per chiedere aiuto. Quella sera a Firenze erano molti gli appuntamenti: solo il concerto della Banda Bassotti e la tre giorni di musica popolare al CPA Fi-Sud coinvolgevano centinaia di compagni e antifascisti. Normale che le scorribande dei camerati non sarebbero state tollerate a lungo in una città che ancora esprime un radicato antifascismo. E' così che un gruppo di compagni che si era recato in centro per verificare le continue voci di aggressioni è stato fermato e identificato dalla polizia.
Questi undici compagni, perquisiti poi il 6 Novembre con esito negativo, sono imputati di tentate lesioni aggravate dalla premeditazione e dalla finalità di terrorismo, accusa evidentemente pretestuosa che vuole giudicarli per il solo fatto di essere antifascisti.
Questo processo cade in un momento sicuramente molto particolare, a quasi due mesi dall’omicidio di Samb Modou e Diop Mor per mano di un neofascista appartenente a Casa Pound, ma più in generale durante una fase in cui sempre più chiaramente emergono le coperture e gli appoggi che hanno consentito lo sdoganamento di gruppi come Casa Pound, appunto, Forza Nuova e affini. Emergono però anche contatti e relazioni che si muovono su livelli differenti: ciò che in questi mesi sta accadendo a Roma rende l’idea di quanto sia grave la situazione che abbiamo davanti. Si tratta di un intreccio tra istituzioni, ambienti malavitosi ed estrema destra che ha visto diversi ex-Nar esser chiamati ad occupare cariche pubbliche dalla Giunta Alemanno e l’innalzamento del livello dello scontro per il controllo del territorio che vede protagonisti diversi neofascisti che tra l’altro stanno dimostrando una certa facilità nel reperire armi. Inquietante e preoccupante allo stesso tempo è la gambizzazione del neofascista Bianco ad opera di Giannotta, altro noto esponente neofascista e responsabile della sede ex-MSI di Acca Larentia dove, poche settimane fa ha presenziato tra gli altri, l’ex Ministro PdL Meloni. A fronte di questa situazione, crediamo che chiunque si riconosca nei valori dell’antifascismo debba necessariamente farsi carico di pratiche quotidiane che si esprimano giorno per giorno, strada per strada, sostenendo poi attraverso la solidarietà tutti quei compagni che per il loro impegno antifascista hanno subito e continuano a subire processi e repressione.
Invitiamo quindi tutte le realtà politiche, sociali e sindacali, a dare la propria adesione a questo testo sottoscrivendolo e facendosi carico di divulgarlo il più possibile. Invitiamo poi tutti a partecipare al presidio di solidarietà con gli undici antifascisti sotto processo in occasione dell'apertura del processo,
Giovedì 9 febbraio 2012 alle ore 11.00 di fronte al Tribunale di Firenze in viale Guidoni a Novoli

L'antifascismo non si processa! Ora e sempre Resistenza!

Firenze Antifascista


Per adesioni: processoantifa.fi@libero.it

domenica 5 febbraio 2012

Firenze Antifascista sulla manifestazione del 4 febbraio 2012

Zastava Jugoslavije
na trgu Dalmacije protiv fašizma!


Oggi circa un migliaio di persone hanno risposto all'appello lanciato da Firenze Antifascista.
Il corteo è partito, non a caso, da Piazza Dalmazia proprio per ricordare Samb Modou e Diop Mour uccisi dal neofascista Casseri di Casa Pound e tutte le vittime della violenza fascista.
Al corteo hanno preso parte centri sociali, collettivi studenteschi, sindacati di base e molte sezioni dell'ANPI, nonostante qualcuno avesse voluto sminuirne il ruolo storico e politico che rappresentano, tutti uniti per ribadire la necessità di togliere gli spazi di agibilità politica ai gruppi neofascisti e di chiudere le loro sedi.

In giornate come questa non può poi non scatenarsi la cosiddetta “guerra dei numeri”. Non ci interessa stare qua a ragionare troppo di questo ma crediamo che sia significativo quanto riportato dalla pagina de La Repubblica on-line che durante gli aggiornamenti in diretta parlava di una settantina di partecipanti al corteo neofascista che poi sono diventati magicamente cinquecento “arrivati alla spicciolata in Largo Martiri delle foibe”: forse la telefonata di un qualche senatore ha fatto ravvedere questi solerti pennivendoli?
Chiaro che i neofascisti, non avendo argomentazioni politiche e storiche se non revisionismo e populismo, non avendo i numeri per potersi legittimare agli occhi della città non possano che ricorrere a questi mezzi per mascherare il loro fallimento.

Ciò su cui però vogliamo soffermarci sono i dati politici che ci restituisce questa giornata.
Da una parte la sua costruzione, la sua organizzazione e ciò che ci lascia in mano: sempre più singoli antifascisti e nuovi gruppi che si coordinano nella logica di allargare la mobilitazione e proseguirla nei prossimi prossimi mesi, che rivendicano l'attualità dell'antifascismo in questo periodo di forte crisi e contestualizzano il ruolo di questi gruppuscoli di estrema destra fortemente finanziati e protetti. Un appoggio che ricevono dai partiti del centro-destra e dalle istituzioni cittadine al punto che addirittura l'assessore Di Giorgi del PD in occasione dell'ultimo Consiglio Comunale si è espressa avvallando il corteo neofascista e spendendo parole di condanna nei confronti di Firenze Antifascista.
Una costruzione politica che ha costretto anche quella parte della sinistra, che negli anni aveva sempre taciuto di fronte a queste manifestazioni, a prendere posizione contro il corteo neofascista.
Non è quindi un caso che per la prima volta anche la destra, messa all'angolo, si sia spaccata con defezioni e prese di distanza.
Dall'altro il ruolo della Questura che fino all'ultimo avrebbe voluto vietare il corteo trasformandolo in un presidio in piazza Dalmazia. Un divieto davanti al quale non potevamo abbassare la testa. Il corteo infatti c'è stato a fronte però di un imponente militarizzazione della città: centinaia di poliziotti, finanzieri e carabinieri in assetto antisommossa, blindati e camionette ad ogni angolo di strada, transenne a sbarrare ogni via d'accesso isolando completamente per un raggio ci centinaia di metri la zona in cui i neofascisti hanno sfilato tagliando praticamente in due la città, mentre dall'alto un elicottero dirigeva le operazioni.
Solo in questo modo poteva esser garantita l'agibilità politica ai neofascisti: chiudendoli in recinto in cui anche gli stessi residenti della zona hanno fatto fatica ad accedere.

Un atteggiamento sicuramente in linea con il progressivo inasprimento del livello repressivo che in questi anni e in questi mesi è costretto a subire chi si impegna e si espone nelle lotte sociali e politiche in questa città come altrove.

In quest'ottica Firenze Antifascista rilancia il presidio di giovedì 9 febbraio in Viale Guidoni sotto il Tribunale di Firenze alle ore 11.00 in occasione del processo agli antifascisti per i fatti di Via della Scala del 2009 ritenendo la Solidarietà un elemento centrale nel proseguimento della mobilitazione (l'appuntamento inizialmente fissato per le 9.30 è stato posticipato visto lo slittamento dell'udienza a quell'ora).

Per la Chiusura dei covi fascisti
Per ricordare Samb Modou, Diop Mour e tutte le vittime della violenza fascista
Ora e sempre resistenza!

Firenze Antifascista
4 febbraio 2012

lunedì 7 marzo 2011

26 marzo 2011 - Giornata antifascista in memoria dei martiri di Campo di Marte

Il 22 marzo 2011 cade il sessantasettesimo anniversario dell’eccidio di Campo Marte.
Quel giorno del 1944, 5 ragazzi del Mugello, Raddi Antonio, Targetti Guido, Corona Leandro, Quiti Ottorino e Santoni Adriano, poco più che ventenni, vennero fucilati perché accusati dal regime fascista di aver disertato la chiamata di leva. I 5 furono arrestati e condotti nella zona popolare di Campo Marte dove ad attenderli trovarono il plotone d’esecuzione ed alcune centinaia di loro coetanei costretti dal regime fascista ad assistere affinché l’evento fosse per loro un monito indelebile.
L’esecuzione fu terribile tanto che addirittura alcuni soldati del plotone esitarono mancando i ragazzi condannati oppure ferendoli senza ucciderli: fu allora Mario Carità, il torturatore fascista di Villa Triste, a freddarli con un colpo alla testa.

Da venti anni ormai un revisionismo storico portato avanti da partiti, mass media ed istituzioni, in nome di una falsa pacificazione nazionale, tenta di concedere la riabilitazione del fascismo, recuperando in chiave nazionalista i falsi miti delle foibe, equiparando repubblichini e partigiani, screditando figure simboliche della Resistenza come per esempio i Gappisti fiorentini.
Un quadro all’interno del quale vengono attaccati i valori ed il significato della Resistenza Antifascista quanto mai attuali in questa fase di crisi sociale, politica ed economica, in cui gli attacchi ai diritti dei lavoratori e degli studenti e la propaganda razzista sono le risposte autoritarie che il capitalismo ha già messo in atto in altre fasi della storia.
Un quadro in cui vecchi e nuovi fascisti vengono finanziati ed appoggiati dalle destre proprio in chiave autoritaria e repressiva, come alcuni avvenimenti dimostrano anche in Toscana.

Come Firenze Antifascista siamo impegnati da tempo nell’organizzazione di iniziative, dibattiti, cortei e momenti di socialità, per riaffermare i valori della resistenza e dell’antifascismo in tutta la loro attualità, rivendicando la scelta di quei giovani che non chinarono la testa e scelsero di entrare a far parte delle brigate partigiane sulle montagne e di coloro che combatterono il fascismo nelle città, come fecero i GAP, oppure collaborarono alle azioni partigiane come avvenne in San Frediano quando all’indomani dell’11 agosto del 1944, giorno della liberazione di Firenze, lasciarono le porte dei condomini aperte per permettere ai partigiani di neutralizzare i franchi tiratori.

Ricordare l’eccidio di Campo Marte significa proprio non relegare la memoria di questi giovani ad un momento puramente commemorativo, ma restituirli ad una memoria collettiva viva nella quotidianità di quei compagni e di quelle compagne che continuano a portare avanti la stessa lotta contro il fascismo di oggi e lo sfruttamento.

Per tutto questo invitiamo coloro che si riconoscono nei valori dell’antifascismo a promuovere e partecipare all’iniziativa organizzata da Firenze Antifascista per rendere omaggio ai Martiri di Campo Marte sabato 26 marzo nei giardini adiacenti a piazza Alberti a partire dalle ore 16.00

Firenze Antifascista

domenica 30 gennaio 2011

Dossier CAAT - Foibe. Diciamola tutta!



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Da tempo nel nostro paese è in corso un processo di ribaltamento della verità storica che si prefigge di riabilitare la fase del ventennio fascista, nascondendone le atrocità, cercando di far dimenticare i crimini commessi dai nazifascisti e per sminuire i riconoscimenti rivolti alla Resistenza...

domenica 5 dicembre 2010

Testa per dente: i crimini fascisti in Jugoslavia (1941-1945)

Tra pochi mesi sul nostro territorio nazionale istituzioni, scuole, partiti, gruppuscoli neonazisti, talk show eccetera insceneranno per l'ennesima volta la farsa revisionista sulle foibe nella Giornata del Ricordo.
Riscrivere la storia e travisarla, pare che sia l'attività principale di certi sedicenti giornalisti e storici che con la complicità dello Stato tentano di rimescolare le carte nell'obiettivo di un'equiparazione tra fascisti ed antifascisti nel nome di una “memoria condivisa”.

Il Collettivo Antirazzista Antifascista Toscano organizza per l'11 dicembre 2010 al CPAFiSud la presentazione di Testa per dente - Crimini fascisti in Jugoslavia (1941-1945). Si tratta di una mostra didattico-documentaria in diciotto quadri che riportano immagini, documenti e lettere dai territori occupati e dai campi di deportazione italiani per civili slavi. I materiali sono stati scelti e presentati da Pol Vice grazie ai contributi di Claudia Cernigoi, Alessandra Kersevan, Sandi Volk, Coord. Naz. per la Jugoslavia ONLUS, Giancarlo Feriotti e altri.

La mostra presenta le seguenti sezioni.
Introduzione. Le terre contese - fascismo di frontiera.
1941: l'invasione - I progetti dei "Boni Taliani".
L'occupazione. Facce diverse del potere. Ordini militari e "civili". Esecuzioni dall'Isonzo al Montenegro.
Slovenia: la travagliata strada verso la libertà. Lubiana. MVAC - Partigiani - Processo di Preserje. Azioni militari... Rappresaglie sugli ostaggi. Offensiva estate 1942. La "Mano Nera". Le atroci follie...
I lager italiani. Vita (e morte) da internati.
Fonti principali e consigli di lettura.

"Scopo della mostra è di fornire uno strumento didattico e culturale che serva da stimolo per colmare un grave “vuoto” di in-formazione nella memoria storica collettiva, soprattutto quella dei nostri giovani. Pur essendo note da tempo presso gli studiosi più attenti, le verità sulle tragiche vicende che hanno accompagnato e seguito le avventure imperialiste del fascismo italiano (in particolare quelle verso la sponda orientale dell'Adriatico) sembrano essere state rimosse (per non dire censurate) da parte degli organi più o meno “ufficiali” di informazione e di divulgazione, praticamente dal dopoguerra fino ad oggi.
Gli autori, impegnati da diversi anni in approfondite ricerche su questi argomenti, sono convinti che sia quanto mai necessario e urgente provvedere a risvegliare e a far ri-crescere nella società civile italiana (e non solo) la coscienza che i valori della Resistenza antifascista (al di là della retorica ufficiale) non sono mai stati realmente e coerentemente perseguiti dalla classe di governo della nostra Repubblica – a partire dai mancati processi ai criminali di guerra -. La storia recente infatti ha visto non l’affermarsi in Italia di una democrazia sostanziale, ma l’occupazione dello Stato da parte di diversi “blocchi di potere”: da quello “democristiano”, a quello “massonico” (prima deviato e golpista, poi normalizzato con l’attuazione del «piano di rinascita democratica»), fino all’attuale gestione bipartisan e neocorporativa della crisi generale di accumulazione capitalista, con segnali di degenerazione sempre più evidenti.
Sarà bene precisare che nella mostra non c'è nulla che possa essere paragonato a una “fiction”. Il forte impatto emotivo di alcuni contenuti è legato esclusivamente alla loro funzione documentaria. Le immagini e gran parte dei testi sono tratti da pubblicazioni e documenti originali dell'epoca (cfr. elenco delle fonti e bibliografia completa). Senza pretendere una completezza e una profondità di analisi impossibili da ottenere con un tale mezzo divulgativo, la cura nella ricerca e nella scelta del materiale è tale da non temere critiche fondate sul piano storico e metodologico".

(Dalla presentazione a cura di Pol Vice)

Alla mostra si accompagnano la presentazione del dossier sulla Fondazione RSI di Terranuova Bracciolini a cura del CAAT Aretino ed un cocktail di finanziamento.
Per ricordare la strage di Piazza Fontana, durante la serata verrà proiettato il documentario “12 dicembre” da un'idea di Pier Paolo Pasolini.