domenica 16 ottobre 2011

15 de octubre 2011: toman la calle en Roma



"...Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestierte".

"...E quando sono venuti a prender me,
non c'era rimasto nessuno a protestare".

Martin Niemöller


In tutta Italia si susseguono perquisizioni nei confronti di appartenenti a varie realtà (dai centri sociali al sindacalismo di base e conflittuale) che hanno partecipato alla manifestazione di Roma di sabato scorso. Anche nella nostra città, sia lunedì che mercoledì, carabinieri e polizia sono intervenuti di buona mattina svegliando, tra gli altri, alcuni militanti del Centro Popolare Autogestito Fi-Sud. Tali perquisizioni hanno interessato anche soggetti che non erano neppure presenti a Roma e non pensiamo che ciò sia dovuto assolutamente ad una mancanza di informazioni da parte degli investigatori -figuriamoci se non sono a conoscenza di chi ha partecipato o meno- bensì alla volontà di accentuare il livello di pressione repressiva su singoli e realtà a cui appartengono, per cominciare a creare un alone di sospetto attorno al “nemico da colpire”.
Questo meccanismo trova legittimità e forza grazie alla vergognosa campagna mediatica, e non solo, che invita, di fatto, ad una delazione di massa, che cerca di creare un clima tale da rendere “legittima” un'accelerazione nella definizione di nuove norme repressive, nello stabilire ciò che è legittimo o meno, a chi è consentito o meno di manifestare.
Come in passato in troppi stanno cadendo in questo tranello.
Chi ha consegnato compagni/e nelle mani di polizia e carabinieri sappia che li ha consegnati in mano agli stessi che dieci anni fa a Genova pestavano e torturavano a Bolzaneto in quella che, e forse qualcuno se lo è dimenticato, è stata la attanza di Genova.
Respingendo al mittente questo clima, non possiamo non dire che più la crisi accentuerà le sue nefaste conseguenze, più si manifesteranno dissensi e proteste; a prescindere dalle forme che potranno prendere, la repressione più colpirà chi si dimostra incompatibile con l'ordine costituito.
Non è il primo e non sarà l'ultimo attacco con cui abbiamo e dovremo fare i conti, così come altre migliaia di compagni/e, lavoratori, studenti e disoccupati che intendono proseguire la loro battaglia, senza cedere di un passo al tentativo di svilire e circoscrivere nel terreno della compatibilità le nostre lotte.
Continueremo la nostra battaglia per denunciare il clima di caccia alle streghe, continueremo a dare la nostra solidarietà a coloro che, singoli o realtà, continueranno a lottare contro le conseguenze di una crisi determinata da un sistema marcio dalle sue radici fino a ciò che chiamano democrazia, nel denunciare e contrastare le manovre di coloro che tentano di strumentalizzare le giuste rivendicazioni di migliaia di proletari per poi invocare nuove misure repressive, nel contrastare le manovre “lacrime e sangue” di ogni governo che si piegherà agli interessi del capitale.

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